Vuoi scoprire dove si nascondeva la magia delle streghe?
Esplora i luoghi legati alla loro leggenda?

Obelisco Egizio

Nel cuore di Benevento, in Piazza Papiniano, sorge l’Obelisco Egizio, antico frammento del Tempio di Iside eretto dall’imperatore Domiziano tra l’88 e l’89 d.C. Le sue iscrizioni geroglifiche evocano la potenza della dea egizia, “Signora di Benevento”, simbolo di rigenerazione e di mistero.
Quando il culto di Iside venne sostituito dal cristianesimo, l’obelisco rimase a presidiare la città come un muto testimone di un passato magico. Attorno a questa pietra esotica, si tramanda che sopravvissero riti segreti e conoscenze antiche: le donne che veneravano la dea, custodi di saperi naturali e di rimedi curativi, divennero nel tempo le Janare delle leggende.
Oggi l’obelisco non è soltanto un monumento archeologico, ma un simbolo del legame tra Benevento e il mistero femminile, tra religione e magia, tra storia e mito.

Teatro Romano

Tra le arcate del maestoso Teatro Romano, si narra che nelle notti di luna piena si potessero udire i passi della Zoccolara, una delle streghe più temute della tradizione beneventana. Il rumore dei suoi zoccoli di legno echeggiava tra le pietre antiche, annunciando la sua presenza.
Sebbene non esistano testimonianze storiche che colleghino direttamente il teatro ai sabba, la memoria popolare lo ha trasformato in un luogo di confine tra sacro e profano. Qui, dove un tempo si celebrava la finzione scenica, il popolo immaginava che prendesse vita una rappresentazione più oscura: quella delle Janare, donne libere e ribelli, perseguitate come streghe.
Oggi il Teatro Romano, con la sua imponenza e il suo silenzio sospeso, è un palcoscenico naturale dove storia e leggenda si fondono.

Ponte delle Janare

Tra le colline di San Lupo e San Lorenzo Maggiore si trovano i resti del leggendario Ponte delle Janare, che secondo la tradizione popolare era il punto da cui le streghe prendevano il volo verso il Noce di Benevento. Sotto le sue arcate scorre un torrente che genera vortici chiamati ancora oggi “i gorghi dell’inferno”, luoghi temuti dai contadini del posto.
Il ponte, distrutto durante la Seconda guerra mondiale, è rimasto vivo nel racconto popolare come una soglia tra i mondi: il punto di passaggio fra la realtà e l’invisibile. Si dice che chi sostava lì nelle notti d’inverno potesse scorgere ombre femminili sfiorare l’acqua prima di dissolversi nel vento.
Un luogo sospeso, dove la natura e il mito continuano a raccontare la potenza ancestrale delle Janare.

Stretto di Barba

Nella gola selvaggia che separa Chianche da Ceppaloni, lo Stretto di Barba conserva l’atmosfera intatta dei racconti più antichi. Secondo alcune versioni della leggenda, qui cresceva il mitico Noce di Benevento, l’albero sotto il quale le Janare si radunavano per celebrare i loro sabba notturni.
Il fragore del fiume Sabato che scorre tra le pareti di roccia, il silenzio della valle e la luce che filtra solo in parte contribuiscono a creare un’aura di sacralità e mistero. È proprio in questi luoghi isolati che mito e natura si fondono, e dove ancora oggi il visitatore può percepire l’eco delle antiche danze sotto la luna.
Lo Stretto di Barba resta uno dei luoghi più evocativi del territorio beneventano: un punto in cui il paesaggio diventa racconto, e la leggenda trova casa nella realtà.

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